dieta-mediterranea

NUTRIZIONE ed INTEGRAZIONE ALIMENTARE in ambito sportivo: cenni storici

C

on questo articolo introduciamo una serie di concetti basilari che riteniamo di forte interesse per chiunque pratichi lo sport, sia un atleta “della domenica”, piuttosto che uno sportivo semiprofessionista o professionista. Proponiamo alcuni spunti liberamente tratti da pubblicazioni ufficiali di cui riportiamo in calce l’autore.

La gestione nutrizionale dell’atleta deve tenere in considerazione molteplici aspetti, dai fabbisogni di nutrienti in relazione alla specifica disciplina e ruolo, all’organizzazione del suo tempo, ai suoi gusti e alle sue condizioni psicofisiche.

D’altra parte la nutrizione applicata allo sport è una scienza ancora giovane e le linee di ricerca sono volte a individuare le migliori strategie per ottimizzare il rendimento in allenamento, migliorare la performance in gara e garantire un adeguato recupero attraverso una gestione corretta dell’alimentazione. Quando non è possibile soddisfare tutti i requisiti necessari con gli alimenti naturali, gli integratori dietetici per lo sport sono un complemento fondamentale. Negli ultimi anni molti studi hanno approfondito e puntualizzato le necessità specifiche e il ”timing” dei macronutrienti: carboidrati, proteine e grassi.

Contemporaneamente molti scienziati si sono focalizzati nella ricerca di integratori che possano sostenere il rifornimento energetico ottimizzando le riserve e riducendo la sensazione di fatica sia centrale che periferica. La nutrizione rappresenta a tutti gli effetti un supporto essenziale per lo sportivo e il CONI, che da sempre si occupa della valutazione clinica e funzionale degli atleti di livello nazionale ed olimpico, riconosce il valore aggiunto dato dall’utilizzo degli integratori come sostegno valido e completo del benessere dello sportivo.

Possiamo dire che la nutrizione non è una scienza moderna: per i greci, il popolo che ha inventato le Olimpiadi, l’alimentazione degli atleti era di grande importanza e suscitava dibattiti molto accesi. Gli allenatori di allora erano convinti che consumare grandi quantità di carne era il regime nutrizionale migliore, ma i medici condannavano severamente il carattere smodato di un simile regime alimentare. La dieta seguita da Milone di Crotone, uno dei più grandi lottatori di tutti i tempi, prevedeva 8 kg di carne e 5 litri di vino al giorno!! Con quella dieta Milone vinse 7 volte alle Olimpiadi, 7 volte alle Pitiche di Delfi, 9 volte alle Nemee e 10 volte alle Istimiche presso Corinto.

Tale abitudine è proseguita fino ai nostri giorni. Dalle Olimpiadi di Monaco del 1972 la bistecca rappresentava l’immagine tipica che dettava legge nell’alimentazione dello Sport perché era associata all’immagine dell’americano vincente e muscoloso. Successivamente partì dai paesi nordici la crociata a favore dei carboidrati. Agli atleti finlandesi e svedesi, infatti, venivano somministrate enormi quantità di zuccheri prima delle gare: la cosiddetta Dieta di Arricchimento Glucidico, troppo squilibrata per potere essere adottata con continuità e per periodi prolungati. Noi italiani invece proponemmo il modo tipico di mangiare delle popolazioni che vivono sul mediterraneo, in particolare primi piatti a base di carboidrati complessi, secondi a base di proteine (carne, pesce e latticini) verdura e frutta fresca. Fu proprio dalle Olimpiadi di Monaco che un cuoco italiano fu accolto ufficialmente per la prima volta nelle cucine del villaggio olimpico e da allora la fila degli atleti di tutte le nazioni davanti al bancone del cibo italiano è sempre stata molto lunga.

(Cit: CONI; Manuale Sport di Destrezza).

Lascia il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati *